Scoperta acqua nel sottosuolo africano

Scoperta acqua nel sottosuolo africano

Sotto distese di deserti roventi e di territori aridi e brulli si nasconde un’enorme quantità d’acqua che potrebbe contribuire a risolvere molti problemi delle popolazioni africane. Sì, in barba a ciò che la superficie ci presenta e che siamo abituati a vedere in filmati e documentari, nel sottosuolo del Continente africano c’è un enorme giacimento di acqua che, per l’Africa martoriata dalla scarsità di “oro blu” è un bene molto più prezioso di giacimenti petroliferi o di miniere ricche di metalli preziosi.

L’immensa distesa d’acqua avrebbe un’estensione superiore di circa 100 volte il volume dell’acqua presente in superficie. Si tratta di un imponente bacino che abbraccia una vasta area che comprende Egitto, Algeria, Libia, Niger, Chad e Sudan. Una riserva che non viene arricchita costantemente dalle piogge, dato che si sarebbe riempita per l’ultima volta circa 5 mila anni fa, quando il clima africano era più umido rispetto ad oggi. Ma, nonostante ciò, gli esperti sostengono che “l’oro blu” resta intatto nel terreno anche se non viene rifornito in maniera continua dalle precipitazioni. Ad esempio, anche in presenza di falde poco irrorate, che si trovano in aree semiaride, l’acqua resta nel terreno almeno fino a 70 anni. Dunque, la grandissima riserva sotterranea trovata in Africa, che da sola ha una quantità di circa 20 volte superiore quella di tutti i laghi dolci africani, sarebbe ampiamente utilizzabile per risolvere gran parte dei problemi di mancanza d’acqua potabile e di scarsa fertilità dei campi. Queste problematiche, infatti, se non si interviene, andranno ad aumentare per la crescita della popolazione e la conseguente difficoltà ad irrigare aree agricole sempre più grandi, realizzate per provare a sfamare una quantità di persone in costante aumento su tutto il territorio. Ma si può davvero estrarre l’acqua dal sottosuolo?

Il primo pensiero è quello di evitare l’introduzione di impianti di trivellamento ed estrazione senza sosta, che andrebbero a svuotare in breve tempo il bacino sotterraneo e, soprattutto, andrebbero a riproporre il triste fenomeno dello spreco dell’acqua, un lusso che, vista la condizione precaria dell’Africa, nessuno può permettersi. E allora, secondo gli esperti del settore, l’acqua si può estrarre, ma è necessario dapprima effettuare ulteriori studi sulle caratteristiche del territorio circostante e del sottosuolo, per evitare di intaccare l’ecosistema circostante, ma anche il sistema naturale di rinnovo delle falde acquifere. Dunque, per dare al Continente africano la possibilità di avere finalmente una maggiore disponibilità di questa fondamentale materia prima, è importante creare dei sistemi di estrazione a “piccole dosi”, rispettosi della sostenibilità e dell’ambiente, evitando che interessi economici e imprenditoriali portino ad uno sfruttamento senza limiti dell’enorme riserva trovata nel sottosuolo aumentando, invece di risolverlo, il problema della scarsità dell’acqua. C’è bisogno di una gestione oculata e intelligente della risorsa, per fare in modo che questa straordinaria scoperta abbia degli effetti benefici sulla popolazione africana.

Francesco Matino