Pietro Russo in esclusiva per Altrimondi News

Pietro Russo in esclusiva per Altrimondi News

Italia sempre più nella morsa della crisi. Molte famiglie faticano ad arrivare alla fine del mese, le aziende e le attività commerciali sono pressoché ferme, per non parlare degli effetti disastrosi che le difficoltà economiche hanno sulla vita degli italiani. Il livello di nascite è giunto ai minimi storici, secondo solo a quello fatto registrare dopo l’Unità d’Italia, mentre sono in aumento i casi di problemi psicologici e di suicidi. Tutto ciò, mentre in Parlamento si gioca a fare le risse.

Abbiamo chiesto a Pietro Russo, presidente di Confcommercio per Napoli e provincia, cosa ne pensa della grave situazione economica che sta attanagliando il nostro Paese.

“Noi abbiamo una crisi nazionale dovuta a varie cause. La principale è l’eccessivo carico fiscale, ritenuto indispensabile per poter superare le difficoltà, e che invece ha causato un altro problema, quello del calo della produttività, fondamentale in un’economia libera. La produttività, infatti, si ottiene immettendo risorse, non andando ad uccidere le aziende. I risultati sono quelli che vediamo ogni giorno: negli ultimi mesi, abbiamo registrato la ‘morte’ di circa duemila piccole aziende che producevano reddito e mantenevano famiglie. Per quanto riguarda il territorio partenopeo, la crisi nazionale ne risente ancora di più, perché il principale comparto, il terziario, che rappresenta il 70% dell’economia napoletana, è fermo. Un esempio è il porto di Napoli, prima industria a livello regionale, per non parlare di Bagnoli che 30 anni fa doveva essere la ‘Florida del Sud’ e che invece ha assorbito solo risorse”.

Come influisce la crisi economica sulle attività commerciali?

“Alla nostra economia bisogna dare ossigeno, non andare ad appesantirla con altri balzelli. Un esempio è la situazione della Grecia: se oggi dicono che si può dare ulteriore aiuto, vuol dire che qualcosa prima poteva essere fatto e, forse, non si mettevano in condizioni greci – e magari neanche gli italiani – di non poter arrivare alla fine del mese”.

Dunque si è intervenuto tardi? E come si sta intervenendo adesso?

“Si sta intervenendo male: hanno promesso in 6 mesi altri 5 miliardi alla Grecia. Quindi si poteva fare? E perché non è stato fatto prima? Ora si è agito perché c’è questo’ricatto’ che la Grecia potrebbe appoggiarsi ad altri sistemi mondiali, tipo la Cina e la Russia. Allora chi sbatte i pugni più forte sul tavolo ha maggiori possibilità?! Il Governo Monti dice di aver salvato l’Italia: io, ma non solo io, dico che l’ha affondata ulteriormente. La legge Fornero è esempio esplicativo di come abbia lavorato quel Governo, e ognuno dovrebbe imparare ad assumersi le proprie responsabilità. La libera economia ha bisogno di ossigeno, che in questo caso sono le risorse economiche. Noi dobbiamo attuare una politica in linea con le direttive europee, e allora l’Europa si deve convincere che in questa fase si deve guardare di più a come dare ulteriori risorse per favorire la produttività. Poi, si attende il momento buono per risanare il debito che, certamente, non scompare”.

Cosa può fare Confcommercio per consumatori e commercianti?

“Nel sud, in merito alle risorse finanziarie, partiamo svantaggiati, perché c’è un sistema bancario che presenta 3-4 punti di differenza rispetto agli operatori del centro-nord, per non parlare di quelli internazionali. Dunque, il Mezzogiorno soffre di costi ulteriori. Invece, se guardiamo ai servizi, siamo oberati di balzelli, ma i servizi sono quasi pari a zero. Quello che stiamo cercando di fare come associazione, è dire alle istituzioni che c’è bisogno di correttivi per migliorare il territorio e rilanciare il turismo, una delle risorse su cui potremmo maggiormente puntare. Poi, è necessario far ripartire gli altri volani dell’economia come il porto di Napoli, sotto commissariamento da 2 anni, dove c’è una risorsa da 300 milioni, di cui 150 non sono stati spesi”.

Queste grosse difficoltà possono favorire il fenomeno dell’illegalità?

“Assolutamente sì. Se il sistema bancario non riesce a fronteggiare nemmeno delle richieste minime, alcune persone, prese per la gola, dovendo sopravvivere, sbagliando si rivolgono agli usurai.  Esistono delle organizzazioni che cercano di fronteggiare il fenomeno, ma è una problematica così grande che ci sarebbe bisogno dell’intervento delle istituzioni. Noi, come Confcommercio, dovremmo dare un supporto alle aziende associate, invece spesso dobbiamo assumerci responsabilità che non sono nostre, perché prettamente istituzionali. La carenza delle istituzioni, ormai, è diventata fisiologica e non più patologica”.

Francesco Matino