dissesto idrogeologicoLa prima emergenza in Italia è il dissesto idrogeologico. Il Ministro all’ambiente Gian Luca Galletti lo ha chiarito nel corso del forum sull’ambiente dell’ANSA che si è tenuto presso la sede dell’agenzia di stampa nazionale. Ogni anno il nostro Paese paga un dazio insostenibile in  termini di perdita di vite umane e di risorse economiche.

Trentatré morti e oltre diecimila sfollati nel 2014. Nel 2013 il ciclone “Cleopatra” ha messo in ginocchio la Sardegna. Nel 2012 è stata la Toscana a pagare dazio con la tragedia di Grosseto e l’anno prima si è assistito alla completa distruzione, in Liguria, delle Cinque Terre. Andando via via indietro nel tempo l’elenco si arricchisce mestamente di altri lutti fino ad arrivare al 1998 quando a causa delle piogge intense fu un intero costone della montagna sovrastante il comune di Sarno a piombare sul centro del paese. Un fiume di fango che travolse ed uccise 160 persone.

 

Per fronteggiare questo fenomeno il Ministro ha così deciso di intervenire  “  da un lato per rimpinguare le poche risorse dedicate e dall’altro la modificando la governance del processo”.   ”Prima – afferma Galletti – c’erano i commissari straordinari esterni e la cosa non funzionava perché con una figura esterna in più il sistema va in tilt;  abbiamo nominato i governatori di Regione commissari e allo stesso tempo abbiamo semplificato molto il lavoro”. Sul fronte dei finanziamenti  per il titolare del Dicastero  ‘‘c’erano 2,3 miliardi, fermi per vari motivi tra cui il Patto di Stabilità, ed oggi gran parte di quei soldi, circa un miliardo, sono già diventati cantieri. “ A queste risorse  – conclude il Ministro –  vanno aggiunti 5 miliardi dai Fondi di coesione che andranno a finanziare un piano settennale per quello che è un vero e proprio intervento straordinario”.

Segnali confortanti che tuttavia lasciano alcune perplessità. I dati di Legambiente segnalano che nei territori di ben 6.633comuni italiani sono presenti aree a rischio idrogeologico e negli ultimi 10 anni la frequenza degli eventi è aumentata di molto.

Accanto al costo di vite umane c’è da fare anche i conti con i costi economici di questi fenomeni. Nel triennio 2009-2012 sono stati spesi quasi due miliardi di euro per far fronte ai danni causati dal maltempo. Una cifra infinitamente superiore al costo di messa in sicurezza dei territori più a rischio della penisola. Senza contare che la messa in sicurezza delle aree a rischio avrebbe un indotto occupazionale per centinaia di giovani architetti, geologi, ingegneri e tecnici specializzati il cui impiego potrebbe contribuire concretamente a porre fine a questo stillicidio. L’Agenzia europea per l’ambiente ha più volte sollecitato l’Italia ad avviare politiche di prevenzione e manutenzione efficaci. Il nostro Paese, però,  non è mai andato al di là della mappatura delle criticità. Una volta identificati i punti deboli dello “stivale” non si è mai dato il via  alla riduzione dei rischi. L’allerta rimane, dunque, fino al prossimo evento naturale catastrofico causato da un clima sempre più “ordinariamente” straordinario.

 

Francesco Licastro