Militari in azione in Campania

Militari in azione in Campania

Approvato al senato il ddl “Ecoreati”, rispedito alla camera per ultima lettura ed approvazione. Una riforma che introdurrà un deciso l’inasprimento delle pene per reati ambientali è la proposta di legge Micillo – Realacci – Pellegrino che venne approvata per la prima volta alla camera il febbraio dello scorso anno e, finalmente, si scorge la luce infondo al tunnel della burocrazia. Questa proposta introduce parecchie novità inserendo nel codice penale un nuovo titolo VI-bis, dedicato ai delitti contro l’ambiente, tramite l’introduzione di: delitto di inquinamento ambientale;  delitto di disastro ambientale; delitto di traffico e abbandono di materiale ad alta radioattività; delitto di impedimento al controllo ambientale; prevede che la pena per i reati associativi connessi ai delitti contro l’ambiente sia aggravata (associazioni a delinquere); riduzione delle pene per coloro che collaborano con le autorità; confisca dei beni; obbliga il condannato al recupero e – ove possibile – al ripristino a proprio carico dello stato dei luoghi; raddoppio dei termini di prescrizione del reato per i nuovi delitti.

In Italia il problema dei reati ambientali deriva soprattutto dalla mancanza di legislazione che c’è nel nostro paese. Ad oggi le pene sono quasi tutte scontabili con un’ammenda pecuniaria di scarsissimo valore deterrente, ad esempio il reato di discarica abusiva viene multato con un’ammenda da 2.600 a 26.000 euro, considerando inoltre che non sono previste opere di bonifica a carico del responsabile né tantomeno un periodo di reclusione per il reato commesso. Ci sono state, però, delle vicende che hanno scosso l’opinione pubblica del paese da cima a fondo. La terra dei fuochi è stata al centro delle discussioni nazionali per mesi, ha anche ricevuto un decreto adhoc, quando Enrico Letta era ancora Presidente del Consiglio, il così detto decreto “Terra dei Fuochi”, dove le novità più importanti erano: screening gratuito per gli abitanti dei comuni interessati; possibilità di utilizzo dell’esercito; introduzione del reato di illecita combustione dei rifiuti. Ma questi provvedimenti “speciali” non hanno portato a grandi risultati. Un altro caso che ha scosso l’opinione pubblica è stata la sentenza Eternit, del novembre 2014, in cui non c’è stata nemmeno una condanna; le 2.220 morti, oltre alle 700 malattie, causate, si suppone, dal contatto con le fibre di amianto non hanno avuto alcun riscontro in aula.

In ogni caso il ddl “Ecoreati” è un deciso passo in avanti rispetto alla legislazione attuale, tutte queste norme potrebbero costituire un deterrente reale per i reati ambientali futuri. Il principio su cui si vuol battere è “chi inquina paga”, senza mezzi termini e in qualsiasi modo possibile; un principio di equità atteso con ansia ormai da decenni che finalmente potrebbe essere attuato con formula piena. Ma le cose non sono così semplici; sempre a febbraio dello scorso anno è diventato legge il così detto decreto “Destinazione Italia”, in cui, all’art. 4, si legge che Ministero dell’ambiente e dello sviluppo economico “posso stipulare accordi di programma con uno o più proprietari di aree contaminate” o anche con altri soggetti che sono interessati alla rivalutazione, sul piano industriale, di tali zone. Ciò significa che le stesse persone che hanno compiuto il disastro ambientale del caso potrebbero ricevere dei fondi dallo stato per rivalutare quei terreni, nel senso della riconversione industriale, non si può accedere a questi accordi di programma se il fatto contestato è accaduto tra il 30 aprile 2007 ed oggi, ma quasi tutti i reati di disastro ambientale sono stati commessi prima di tale data. Dall’altro lato, però, rimangono fuori da questa riforma i reati riguardanti il commercio illegale di flora e fauna, cosa che, come abbiamo visto con il presidente Lipu Fulvio Mamone Capria in questa intervista, sta arrecando considerevoli danni all’ecosistema italiano. Adesso c’è da capire quanto tempo ancora si deve aspettare perché vengano riformati questi ultimi tipi di reati e se e come queste nuove norme verranno applicate; la strada che porta alla certezza delle pene, ad un corpo normativo che funzioni realmente da deterrente, ad una bonifica vera e propria dei territori, ad un controllo ancora più attento di ciò che accade sembra lunga e tortuosa, ma magari è stata imboccata la direzione giusta, finalmente.

Stefano Gattordo