fukushimaL’11 marzo del 2011 una scossa di terremoto di magnitudo 9 della scala Richter, generò uno tsunami che rase al suolo la costa orientale del Giappone. A cedere alla forza straripante dell’acqua furono non solo edifici, scuole, negozi, ma anche  la centrale nucleare di Fukushima.

Oltre ventimila persone persero la vita in questa circostanza e più di duecentomila, residenti in un raggio di 20 km da Fukushima, furono evacuate. Tre reattori della centrale furono distrutti configurando la più grande emergenza nucleare dopo Chernobyl.

Oggi il Giappone si è fermato per ricordare questa immane catastrofe con una manifestazione pubblica cui hanno preso parte l’imperatore Akihito ed il premier Shinzo Abe. Manifestazioni si sono svolte anche nel resto del mondo. A Roma, il sindaco Ignazio Marino ha voluto ricordare le vittime nella piazza del Campidoglio.  “È stato uno tsunami di proporzioni eccezionali che ci ha scosso molto, ma impressionato per la reazione composta del popolo giapponese, un popolo che ha dimostrato una straordinaria capacità di reazione – ha detto Marino -. Abbiamo molto da imparare. Una lunga e profonda amicizia ci lega al Giappone”.

Numerose anche le testimonianze delle associazioni ambientaliste di tutto il pianeta che ricordano come il nucleare sia una minaccia reale per la vita degli esseri umani,  chiedendo ai governi di accelerare la dismissione delle centrali investendo sulla produzione di energia da fonti rinnovabili.

Gli effetti della nube tossica sprigionata dai reattori di Fukushima sono tuttora da quantizzare, anche se l’Organizzazione mondiale della sanità dichiarò, una decina di giorni dopo il disastro,  che “le radiazioni provocate dal disastrato impianto nucleare di Fukushima ed entrate nella catena alimentare” avrebbero creato molti più danni quanto si possa immaginare.

 

Redazione