Gli sforzi, le soddisfazioni e i vantaggi di chi pratica sport, anche in carrozzina.

riccardo

Riccardo Genovese – Foto di Simone Piccirilli

Riccardo ha 31 anni, vive con la famiglia in provincia de L’Aquila, precisamente a Raiano, ha un fratello e una sorella più grandi di lui, genitori amorevoli e un carattere spigliato e socievole.

Riccardo è nato con la spina bifida, o mielomeningocele, una malformazione del sistema nervoso dovuto alla mancata chiusura del tubo neurale. Questo provoca la lesione del midollo spinale e delle terminazioni nervose ad esso collegate con conseguenti malformazioni. Riccardo è sulla sedia a rotelle con gli arti inferiori paralizzati.

A dispetto di quello che si sarebbe portati a credere, Riccardo non vive recluso in casa. La sua vita è piena e ricca di persone, attività, progetti e speranze. Con tutte le difficoltà che una nazione come l’Italia riserva, Riccardo si è laureato in Lingue, ha vissuto in completa autonomia a Pescara durante gli anni dell’Università, col tempo ha incontrato l’amore e soprattutto si dedica allo sport a livello agonistico. La scelta del nuoto è derivata da esigenze fisioterapiche, come ci racconta lo stesso Riccardo, ma ben presto si è trasformata in una passione che l’ha portato a gareggiare come atleta agonista FINP a livello regionale e nazionale. Le sue specialità sono dorso e stile libero. Ci racconta che il tempo passato in piscina lo aiuta a sentirsi finalmente libero di esprimere le sue potenzialità sia fisiche che mentali. La disabilità in acqua è come se venisse azzerata, per lui è il momento di dimostrare quanto vale al di là delle differenze con chi le funzionalità le ha tutte.

Da due anni Riccardo ha trovato l’amore in Elena, ventinovenne peruviana trapiantata a Perugia ormai elena aranzanada 17 anni. Anche Elena è nata con malformazioni al midollo ma dice di sé che niente la ferma. Viaggia tra Perugia, Roma, Raiano (AQ) e Terni, vorrebbe un lavoro stabile ma nel frattempo non si perde d’animo e lavora come babysitter, doposcuola, in un ufficio di contabilità, insomma dove necessario lei arriva. Anche Elena si è avvicinata allo sport attraverso un centro riabilitativo, era ricoverata al Montecatone di Imola e gli operatori le proposero varie discipline, ma la passione è scattata per il basket che pratica a livello agonistico da ormai 5 anni. A dicembre dello scorso anno la gratificazione inaspettata della chiamata in nazionale basket in carrozzina. Elena si allena a Foligno ma è tesserata con il team Santa Lucia di Roma, è reduce dal primo raduno della nazionale allenata dal coach Carlo Di Giusto svoltosi a Roma dal 18 al 21 giugno, in vista degli Europei di fine agosto in Gran Bretagna. Elena si impegna e ci crede, ha messo a casa un canestro ed esegue con costanza i suoi esercizi per il rinforzo delle braccia sognando la convocazione agli Europei e magari, perché no, le Olimpiadi. Oltre al basket, da circa un anno, fa parte, come unica donna, della prima squadra in Italia di pallamano, la A.S.D.A superteam libertàs.

riccardo ed elenaAbbiamo chiesto ad entrambi cosa rappresenta lo sport per loro, la risposta è stata univoca: lo sport rappresenta il modo per dimostrare quello che valgono, la competizione sana, l’impegno costante, la voglia di vincere e di sentirsi uguali senza le discriminazioni cui sono soggetti a causa dell’ignoranza. Lo sport è importante per la crescita individuale di ognuno di noi, l’esperienza di Elena e Riccardo ci dimostra quanto lo sia per ragazzi con disabilità. “Far parte di un team agonistico permette l’ampliamento delle proprie vedute, richiede lo sforzo perenne di superare i propri limiti e dona la libertà di espressione della propria fisicità, abitualmente costretta in limiti oggettivi. La pratica dello sport diventa il motore per la costruzione di qualità migliore in ogni ambito della vita e come tale andrebbe sostenuta e diffusa maggiormente”.

 
Ivana Ferrante