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Protesta Coldiretti a Roma

A Roma esplode la protesta di Coldiretti per il via libera dell’Unione europea alla produzione di formaggi senza latte. Un vero e proprio “crimine” che uccide il made in Italy e rischia di far scomparire oltre 480 tipologie di formaggi, orgoglio della storia e della tradizione delle regioni italiane.

Fin dalle prime ore del mattino migliaia di allevatori hanno affollato piazza Montecitorio esponendo le loro bandiere e meravigliose forme di prodotti tipici caseari per opporsi a questo provvedimento.  “Mamme, attente alle schifezze” e ancora “Oggi mandano in polvere il latte, domani il Paese”, sono gli slogan degli striscioni esposti che esprimono tutto il disappunto di una categoria che rischia tantissimo in termini di occupazione e di perdita dei guadagni. I manifestanti hanno anche allestito la tipica “caldaia” per la produzione del vero formaggio nostrano da regalare in assaggio ai passanti.

Con 1 chilo di polvere di latte che costa 2 euro, sottolinea la Coldiretti, è possibile produrre 10 litri di latte, 15 mozzarelle o 64 vasetti di yogurt e tutto con lo stesso sapore, mancando di quelle peculiarità che vengono solo dal latte fresco dei diversi territori. Senza contare i rischi per i consumatori truffati non solo nel gusto ma anche da mille “trucchetti” mostrati in piazza a cittadini e parlamentari, giunti a sostenere l’iniziativa,  che mettono a rischio il loro lavoro e la qualità dei prodotti acquistati dai consumatori.

Non solo polvere di latte, vietata in Italia da quarant’anni,  ma anche cagliate, importate per fare finte mozzarelle Made in Italy, fino alle caseine e agli altri semilavorati industriali provenienti dall’estero che entrano in Italia per preparare formaggi poi rivenduti come tricolori.

”Uno scellerato comportamento delle lobby industriali che rischia ora di far crollare un intero patrimonio – afferma il presidente della Coldiretti, Roberto Moncalvo – aprendo le porte alle frodi e ai danni ai consumatori italiani con l’offerta di prodotti di basso standard qualitativo”.

Francesco Licastro