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Lo scioglimento dei ghiacciai

L’Agenzia europea per l’ambiente lancia un severo monito ai governi del Vecchio continente attraverso la pubblicazione del documento “Signals 2015. Living in a changing climate”.

Per i tecnici dell’agenzia uno sforzo in termini di riduzione di emissioni di CO2 in atmosfera e maggiori investimenti sulla sostenibilità, non sono oltremodo procrastinabili. Occorre una vera e propria presa di coscienza che la lotta ai gas serra sia la sfida del terzo di millennio.

Come riportato dalla Fondazione per lo sviluppo sostenibile, se l’aumento della temperatura media globale sarà superiore a 2 °C, il cambiamento climatico avrà impatti molto gravi sulla salute, sull’ambiente e l’economia. Una media di 2 °C significa che le temperature saranno in realtà molto maggiori in alcune parti del mondo ed in particolare nella regione artica.

Nel 2013, l’UE ha già ridotto le sue emissioni del 19% rispetto al 1990. L’obiettivo del 20% entro il 2020 è a portata di mano. L’UE attualmente emette Il 10% circa delle emissioni globali di gas serra e quindi il raggiungimento dell’obiettivo dei 2 °C richiede tagli sostanziali alle emissioni globali. Ma l’Europa conta sullo scenario mondiale molto più del suo 10%. Una riduzione di almeno il 40% entro il 2030 e una riduzione dell’80-95% entro il 2050 è per l’UE al contempo vitale e possibile. Dipenderà in gran parte dalla capacità dell’UE di convogliare una quantità sufficiente di fondi pubblici e privati verso la green economy.

Desertificazione dei territori

Il consumo di energia è destinato a crescere tra il Il 20% e il 35% nei prossimi 15 anni. Per soddisfare questa domanda saranno investiti in infrastrutture energetiche più di 41.000 miliardi di euro tra il 2015 e il 2030. Poiché la produzione e l’uso di energia già rappresentano i due terzi delle emissioni globali di gas serra, l’orientamento degli investimenti verso l’energia rinnovabile in gran parte determinerà se riusciremo a limitare il riscaldamento globale a 2 °C. Alcuni settori e comunità saranno senza dubbio colpiti da questo cambiamento e la transizione richiederà misure di protezione sociale. Il cambiamento è già in corso: nonostante la crisi economica che ha colpito l’economia europea a partire dal 2008, il settore core-green (energie rinnovabili, depurazione, riciclo etc.) nell’Unione europea ha continuato a crescere.
Tra 2000 e 2012, il settore è cresciuto più del 50% in termini di valore aggiunto e nuovi green job per 1,4 milioni di posti di lavoro hanno permesso di raggiungere una forza lavoro di 4,3 milioni di addetti in piena stagnazione dell’occupazione. Investire in innovazione e ricerca ambientale non è solo sviluppo sostenibile ma anche la chiave del rilancio dell’economia e della competitività dell’Unione europea.
Se anche la transizione verso una green economy, conclude l’Agenzia, ci vorrà tempo, agendo in anticipo inferiori saranno i costi e maggiore saranno i benefici.

Redazione